Capitolo 11
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Riassunto

Negli ultimi anni, le tecniche di indagine non invasiva del sottosuolo sono diventate di estrema utilità in diversi campi di studi, compreso quello archeologico. La possibilità di comprendere l’estensione, lo spessore o l’articolazione del deposito archeologico permette di indirizzare in modo mirato le operazioni di scavo. Le indagini non invasive trattate in questa nota appartengono ai metodi geofisici. Questi metodi consentono la mappatura di specifiche proprietà fisiche dei terreni di origine naturale o antropica. A causa delle particolari condizioni geologiche e logistiche del sito archeologico di Pilastri, sono stati utilizzati diversi metodi geofisici, sia tradizionali sia innovativi, per l’esplorazione del sottosuolo. I metodi geoelettromagnetici (Resistività elettrica e Georadar), tradizionalmente utilizzati nelle ricerche archeologiche con ottimi risultati, sono stati giudicati inefficienti, a causa sia dell’assenza di contrasti di proprietà elettriche tra i materiali archeologici e quelli naturali, sia della complessa logistica dello stesso sito, rappresentata dalla presenza di abitazioni e serre agricole.

È stato quindi usato il metodo denominato Horizontal-to-Vertical Spectral Ratio o HVSR, già ben conosciuto per la stima della risposta sismica dei terreni. Per la prima volta a livello nazionale e a livello internazionale, è stato impiegato per la ricerca di paleo-superfici di origine antropica nel sottosuolo della Terramara di Pilastri, ad est del sito, in 96 punti. L’analisi dei dati sismici raccolti, denominati ‘microtremori’, ha permesso di individuare numerose anomalie sismiche nel sottosuolo. Le verifiche dirette, effettuate mediante scavi, hanno portato alla luce nuovo materiale archeologico di età Romana, come quelle rinvenute nel Saggio C.

Altre anomalie geofisiche, spazialmente estese, sono state attribuite alla presenza di paleo-superfici di origine antropica, ovvero il calpestio protrattosi per secoli ha conferito ad esse una compattezza che ne ha incrementato l’impedenza elastica, rispetto a quella del terreno sovrastante, rendendolo facilmente intercettabile da questo metodo. Le nuove informazioni ottenute dalle indagini geofisiche, verificate da nuovi scavi, saranno impiegate per ottenere la posizione di scavi futuri e per proseguire le ricerche archeologiche nell’area.

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Capitolo 11

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Autore corrispondente

Erica Corradini, Christian Albrechts–Universität zu Kiel, Germania; già Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, Università degli Studi di Ferrara.
ericacorra@gmail.com

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Come citare questo capitolo

Corradini, E., Abu Zeid, N., Bignardi, S., Santarato, G. 2021. Capitolo_11. Metodi geofisici innovativi per la caratterizzazione del sottosuolo della Terramara. In M. Vidale, S. Bergamini, G. Osti, V. G. Prillo, C. Reggio, F. Trevisan, I Pilastri della Terramara. Alle radici di economia, società e ambiente nel territorio di Bondeno, Volume 2 – Prima e Dopo lo Scavo, pp. 31-344. Treviso: Edizioni Antilia.

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