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Tazze con le Corna all’EAA di Barcellona

Dal 5 all’8 settembre 2018 si è tenuto il 24° incontro annuale organizzato dall’European Association of Archaeologists; si tratta di uno dei convegni d’archeologia più frequentati a livello europeo, al quale partecipano diverse migliaia di archeologi e non solo.

Quest’anno il luogo prescelto è stato Barcellona, definito da Felipe Criado-Boado, attuale presidente dell’EAA, come «un luogo di diversità, un teatro di proliferazione di processi socio-culturali a varia scala che riflette modi differenti di costruire il futuro, una città con una lunga esperienza di vita urbana e innovazione sociale». Infatti, il motto di quest’anno è stato proprio Reflecting Futures, un titolo ammiccante alla necessità di riflettere sul futuro di un’archeologia sempre più radicata nel contesto della società contemporanea.

Il video promozionale realizzato in occasione di Reflecting Futures. Tutti i luoghi presenti nel video sono quelli in cui si è svolto il convegno.

Anche noi del team di comunicazione abbiamo pensato di partecipare al dibattito, ricavandoci un angolino all’interno del tema “I musei e le sfide al patrimonio culturale nel XXI secolo“.  Giulia  dal 2014 responsabile di comunicazione e informatica per il nostro scavo scavo  si è proposta di realizzare e presentare un intervento a tema Tazze con le Corna, nella sessione 518 – Are We Getting the Message Across? An assessment of public outreach in archaeology, tradotto “Stiamo comunicando il messaggio? Una valutazione sul raggiungimento del pubblico in archeologia”

La cover della presentazione a tema Tazze con le Corna, titolo in traduzione “Tazze con le Corna: un concorso per sfidarli tutti e con la creatività coinvolgerli”, rimando giocoso al Signore degli Anelli di Tolkien.

E proprio Giulia, nel prossimo paragrafo, ci racconterà le sue impressioni e pensieri sulla sessione 518.

Appunti da una sessione molto nord-europea

La sessione 518 si è svolta per un’intera mattina, dalle 8.30 sino alle 13.00 di sabato, ed è stata lunga e intensa. Tra i presenti vi erano molti rappresentanti di varie realtà archeologiche nord-europee, come il Museo Skanderborg in Danimarca, lo scavo svedese di Nya Lödöse nel cuore dell’odierna Göteborg e infine gli scavi condotti dall’università di Bergen in Norvegia. Esperienze molto differenti tra loro, eppure tutte accomunate dall’intento ripensare le modi e modalità di coinvolgimento e di dialogo con il pubblico, in attività più o meno strettamente legate all’archeologia di cantiere.

Il cuore del dibattito è stato proprio sulla tipologia e l’impatto di queste varie attività: si è parlato delle situazioni e delle reazioni più varie, da quanto sia fondamentale l’X-Factor per un vichingo (!) a come il dare la possibilità ai bambini di essere parte attiva di un progetto di scavo possa risultare una esperienza “migliore di Disneyland”.

A sinistra il magazine dedicato al grande pubblico di Nya Lödöse, in alto a destra il sito dello scavo vichingo di Fregerslev (gestito dal museo Skanderborg) e in basso a destra Il sito Norark, dedicato all’archeologia in Norvegia.
In traduzione dal Tweet: “la produzione di un libro d’arte e racconti a seguito del lavoro con le scuole alla Terramara di Pilastri, non senza sfide ma definitivamente un progetto che vale la pena di ripetere e sviluppare“.

Anche Tazze con le Corna è stato apprezzato e considerato una tra le esperienze “vincenti” e che vale la pena di ripetere, come mostra il tweet del progetto anglosassone CITiZAN (the Coastal and Intertidal Zone Archaeological Network), presente al dibattito.

Ciò di cui ho avuto conferma al termine della mattinata è che non è necessario scavare o partecipare alle attività di cantiere — come ad esempio il lavaggio della ceramica o di altri materiali — per poter “vivere” la Terramara. Il fatto di creare storie e disegni a partire dalla propria percezione dell’archeologia a Pilastri è un mezzo estremamente potente per mettere a fuoco e condividere i valori che ciascuno intimamente associa alla riscoperta del passato e al mestiere dell’archeologo.

Personalmente mi sento privilegiata ad aver potuto editare e confezionare i due libretti-premio di questo contest; spero che tutti i partecipanti di entrambe le edizioni siano orgogliosi di questo loro prodotto e che lo sia anche Guaresi, il nostro finanziatore.

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