Mio caro diario…di scavo. Racconti della 4° e 5° settimana di scavo (16.10.17-27.10.17)

Testo di Stefania Candeo e Roberta Busato.

 

Ed eccoci ancora qui a scrivere il nostro diario di scavo, l’ultimo di questa campagna 2017 alla Terramara di Pilastri. Ci sono molte novità da raccontarvi!

Nel saggio B, l’avvenimento più importante di queste due ultime settimane riguarda la fornace, della quale si è arrivati a mettere in luce completamente la struttura e a comprenderne maggiormente il funzionamento. Siamo giunti inoltre al livello pavimentale del laboratorio, sul quale si sono rinvenute spatole realizzate in osso che erano utilizzate per la realizzazione dei vasi ceramici, ma anche resti di palco di cervo e corna bovine. Tutti questi materiali, che sono in fase di studio, ci permettono di ricostruire il “tool kit” ovvero lo strumentario degli antichi vasai.
Non ci siamo concentrati solo nell’area interna alla struttura, ma siamo riusciti, anche se con un pò di fatica a causa del terreno molto secco, a pulire la parte ad ovest e a nord del laboratorio ceramico, e a riconoscere così lo spluvio del tetto, il quale si ipotizza essere a unica falda. Abbiamo poi proceduto alla rimozione delle pareti, o meglio di quello che ne restava, del laboratorio stesso, di cui si continuerà ad indagare le fasi più antiche nella prossima campagna di scavo.
Sempre nell’area immediatamente attorno alla fornace si è deciso, grazie alla collaborazione del Dott. Marchesini, di effettuare un carotaggio per le analisi polliniche.

I ragazzi del saggio A, sono stati invece impegnati nell’ampliamento della serra 2, che ha permesso di riscontrare un cambiamento di colore del terreno dal giallino al marrone scuro, il quale testimonia la presenza di tracce antropiche in quantità maggiore. È stato l’arrivo del geoarcheologo Claudio Balista a cambiare le sorti del saggio A: è stato lui, con la sua esperienza, a riconoscere l’aggere, una grande fortificazione costruita in limo-argilloso, pali e travi, che difendevano il perimetro del villaggio antico. Si sapeva già della sua esistenza grazie alle foto aeree e alle prospezioni geofisiche, ma finalmente con l’allargamento dello scavo si è potuto esporlo parzialmente. A questo proposito sulla nostra pagina facebook potete vedere il video in cui il Prof. Vidale spiega questa grande novità e sul nostro sito leggere un articolo di approfondimento.
È proprio a ridosso del terrapieno, che l’ultimo giorno di scavo, sono stati rinvenuti prima un vaso miniaturistico e subito dopo un vago d’ambra e cinque conchiglie: l’analisi al microscopio di queste ultime ha mostrato la presenza di micro fori, i quali ci hanno fatto subito pensare ad un possibile utilizzo come ciondoli per una collana. Un bel modo per chiudere in bellezza queste settimane di scavo!

Come al solito non ci siamo fatti mancare i meritati momenti di svago, tra un aperitivo e l’altro, abbiamo organizzato per la sera di giovedì 26 la classica cena di chiusura scavo. Tra pizza, birra, vino e musica alcuni hanno fatto mattina, ma il giorno dopo alle 8 eravamo tutti pronti a percorrere per l’ultima volta quel vialetto che separa la ex scuola, che è stata la nostra casa per questo mese e mezzo, dall’area di scavo. A differenza di tutti gli altri giorni, in cui abbiamo tolto terra per scoprire il passato, venerdì 27 abbiamo abbandonato trowel e opinel, per ricoprire l’area
indagata con il geotessuto, materiale composto da fibre sintetiche di varia natura, su cui poi abbiamo iniziato a riversarci sopra le tonnellate di terra che abbiamo rimosso in queste settimane. Molti di voi penseranno “come sono strani questi archeologi! Prima passano le loro giornate a togliere terra e ora si mettono a ricoprire tutto!”. Non siamo impazziti tutti, è solo che chi vive del raccolto che questi terreni danno, deve ricominciare a piantare le zucche e i meloni, per cui questa zona è famosa.

Ora che tutto è chiuso, noi attenderemo con ansia il passare di questi mesi, per tornare nel 2018 sul campo e continuare a scoprire il nostro amato passato!

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