Mio caro diario…di scavo. Racconti della 3° settimana di scavo (9.10.17-13.10.17)

Testo di Roberta Busato e Stefania Candeo.

 

Quelli che di voi hanno letto il diario della seconda settimana di scavo, si ricorderanno di come si fosse conclusa con una “bella” tromba d’aria. Per questo motivo lunedì mattina, invece di impugnare la nostra fidata trowel, ci siamo armati di sessole e secchi per togliere tutta l’acqua che si era accumulata sopra i teli con cui avevamo messo al sicuro lo scavo… un’idrovora non sarebbe stata male! Per fortuna questa settimana il meteo è stato più clemente, anche se la nebbia ci ha accompagnato ininterrottamente, ma non è di certo una novità da queste parti!

Se siete già venuti a trovarci, una delle prime cose che avrete notato nel saggio B, sono quei cunicoli che si snodano tra i nostri strati e che altro non sono che “simpatiche” tane di un animale, forse un tasso, forse una volpe. Svuotando il riempimento di una di queste, questa settimana sono emersi frammenti di ceramica che richiamano la cultura di “Grotta Nuova”, cultura che si è sviluppata nel centro Italia nella media età del Bronzo. Tali ritrovamenti ci aiutano quindi a ricostruire la rete di contatti e scambi che i nostri terramaricoli intrattenevano con differenti realtà geografiche e culturali.

Tuttavia la sorpresa maggiore di questi giorni è stato il ritrovamento, nella giornata di martedì, di uno spillone di bronzo, del quale potete leggere quanto scritto dal direttore di scavo nell’articolo “Uno spillone per gli dei?”.

Non dimentichiamoci del saggio A, dove, oltre al proseguimento dello scavo, è stata eseguita anche la quadrettatura nella nuova area di ampliamento. Per chi non lo sapesse la quadrettatura è una sorta di grande scacchiera che suddivide la superficie di scavo in quadrati di misura regolare e che ci aiuta a registrare in maniera più precisa il posizionamento dei vari materiali.

Nell’esporre verso est le diverse cunette, inoltre, si è “finalmente” riscontrato un cambiamento di colore del terreno che risulta essere molto diverso da quello fino ad ora rinvenuto. Vi sapremo dire di che si tratta solo la prossima settimana!

Nel frattempo sono continuate le collaborazioni con altri specialisti. In particolare, giovedì è venuta a trovarci la dott.ssa A. Pecci dell’Università di Barcellona, che si occupa di una particolare analisi che ha un nome un po’ complicato: gascromatografia. Di che si tratta? È una tecnica che permette di identificare i residui organici rimasti intrappolati nei pori della ceramica e proprio da alcuni frammenti provenienti dalla nostra terramara sono state individuate tracce di uva fermentata, riconducibili al vino o a suoi derivati, come l’aceto. La dott.ssa Pecci è stata con noi sia per comunicarci le novità delle ultime analisi, sia per prelevare nuovi campioni da studiare. Se siete interessati a questo aspetto della nostra ricerca, potete leggere sempre nel nostro sito l’articolo “L’antico vino della terramara di Pilastri si presenta”.

Abbiamo avuto la fortuna di avere con noi un’altra specialista, questa volta in un’altra branca dell’archeologia, ossia l’archeozoologia, che si occupa di studiare i resti di fauna antica e che sta già iniziando a studiare quanto fino ad ora abbiamo rinvenuto.

Questa settimana ci siamo tenuti impegnati anche alla sera e mercoledì due ragazzi del nostro gruppo di scavo, che conoscono bene la topografia, ci hanno fatto una vera e propria lezione di “rilievo indiretto”: fotografia, topografia, gis, ecc. Non si finisce mai di imparare!

Ora però è arrivato anche per noi il meritato weekend di riposo! Alla prossima settimana!

Post comment

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: