Il mistero delle mandorle sabbiose

Quando gli oggetti del passato riaffiorano dal terreno e passano nelle mani degli archeologi, non sempre sono facilmente comprensibili. Immaginare le tecniche e i modi vita della preistoria a partire dal poco che resta sul terreno è una grande sfida, che suggerisce agli studiosi la necessità di essere cauti e umili nelle proprie interpretazioni. A volte, anche oggetti in apparenza semplicissimi, come dei piccoli blocchetti di argilla cotta, possono celare ambiguità, interrogativi e piccoli misteri molto difficili da risolvere.

E’ questo il caso delle piccole “mandorle sabbiose” che nel corso delle due ultime campagne continuiamo a trovare intorno alle fornaci del laboratorio ceramico in corso di scavo. Si tratta di piccole masserelle di una particolare argilla mescolata a sabbia, contenente anche minuti resti di paglia, plasmate appositamente dagli antichi artigiani della terramara a forma di mandorla, e evidentemente cotti ad alta temperatura, probabilmente insieme ai vasi. L’impasto è completamente diverso da quello dei vasi, dei muri e dei pavimenti della capanna. Questi oggetti sono affusolati e piatti, proprio come delle mandorle, spesso con uno dei margini pizzicato e appiattito a formare una specie di cresta laterale.

Il gruppo delle 13 “mandorle sabbiose” rivenuto a lato del laboratorio ceramico nell’Ottobre 2017

Quest’anno, in una piccola depressione all’esterno del laboratorio ceramico, Valentina ha trovato 13 oggetti dello stesso tipo, evidentemente abbandonati sul posto da un artigiano (o artigiana) in un’unica gettata, dopo l’uso. Di questi minuscoli oggetti, più della metà hanno l’inconfondibile forma della mandorla; altri sono piatti, irregolari e ancor più difficili da interpretare. Che cosa ci facessero gli antichi vasai rimane un enigma. Forse, all’interno della fornace, erano applicati tra vaso e vaso, per consolidare, come supporti, la piccola catasta di ceramiche da cuocere.

Un’altra possibilità (che a noi appare meno probabile, ma non si sa mai) è che si tratti di “contatori”, ossia gettoni da conto (in inglese tokens) per registrare il numero dei prodotti del laboratorio. La ricerca continua.

1 COMMENTS

  1. sergio chiesa Posted on 31 ottobre 2017 at 19:10

    sono leggeri o normali un paio ricordano delle pomici

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